Scopri se il tuo capo ha la Sindrome di Procuste
di Andrea Laudadio


C’era una volta tanti anni fa, nelle colline dell’Attica, lungo una strada che collegava Megara ad Atene, un locandiere che – per le sue abitudini – veniva chiamato Procuste, ossia “lo stiratore”. Nella sua locanda, Procuste aveva due letti: uno molto piccolo e uno molto grande. Quando riceveva un ospite, Procuste, a seconda della statura della persona, sceglieva il letto dove farlo dormire. Se il viandante era alto, lo faceva dormire nel giaciglio più piccolo; se invece fosse stato minuto, lo avrebbe obbligato a distendersi sul letto grande. Poi, durante la notte, dentro Procuste scattava la convinzione che i suoi ospiti avessero un animo maligno. Mentre i malcapitati ospiti dormivano, ne approfittava per imbavagliarli, legarli e sottoporli a una serie di terribili torture. La sua ossessione era adattarli e farli combaciare con la misura del letto: nel caso del letto grande, Procuste stirava il viandante tendendogli gli arti; nel letto piccolo piallava e amputava gli arti per farli coincidere con la misura del letto. Procuste, diventato famoso per la sua ferocia e crudeltà fu ucciso da Teseo che gli fece patire la stessa sorte delle sue vittime.


Oggi, con “letto di Procuste” si fa riferimento alla volontà di omologare e conformare gli altri, di ridurli al proprio modo di pensare e di agire, ma anche al tentativo di adattarsi ad una situazione spiacevole.


Sebbene non esistano riferimenti scientifici o presupposti clinici, trovo molto stimolante il recente utilizzo della “sindrome di Procuste” per indicare il comportamento di alcuni capi, in azienda, volti a sbarazzarsi, escludere o mettere in ombra le persone (spesso i propri collaboratori) vissute come più brillanti o intelligenti. Per paura e per evitare – in qualsiasi modo – di essere surclassati.


La sindrome di Procuste è una permanente o pervasiva invidia degli altri, vissuti come un ostacolo al mantenimento del proprio ruolo o alla propria crescita aziendale e può agire in modo conscio (consapevole) o inconscio (inconsapevole).


Nel primo caso, questi capi cercano e riconoscono tra i “subordinati” chi tra loro potrebbe metterli in difficoltà (o in ombra) e iniziano un piano preciso per limitarne l’iniziativa, la creatività e l’esposizione, ad esempio evitando di coinvolgerli in progetti strategici e tendendo a escluderli dai gruppi più importanti (formali o informali). Nei casi più gravi, i capi con la Sindrome di Procuste possono alterare e manomettere i risultati del lavoro dei loro fantomatici nemici agli occhi dell’organizzazione, arrivando a denigrarli, anche inventando voci sul loro conto.


Nel secondo caso, i meccanismi sono più subdoli e tendono sempre a forzare le circostanze per adeguare le persone al proprio modello. Più o meno costantemente il nostro Procuste metterà in disparte il suo potenziale nemico, rendendogli sempre difficile la vita lavorativa.


In entrambi i casi, il clima aziendale ne risente tendendo a diventare teso e stressante. Discussioni infinite dove il cuore non è l’idea o il problema ma il rapporto di forza e la dinamica del potere con i potenziali antagonisti. L’interesse particolare del capo diventa il vero elemento centrale della discussione, senza però essere mai esplicitato e – semmai emergesse – sempre negato.


Sono capi che – spesso – si sentono minacciati dai collaboratori più giovani di loro, della loro più fresca o maggiore preparazione o del modo innovativo di lavorare che esprimono. La matrice psicologica dietro questa “sindrome” è l’insicurezza. Spesso si accompagna alla “sindrome dell’Impostore” e – ancora più spesso – a un fare da bullo al limite della molestia o del mobbing (limite, alle volte, valicato con noncuranza)


Come moderni Procuste, che usano la scrivania invece del letto, questi capi sono animati dalla convinzione che l’altro sia un pericolo e che tra loro possa nascondersi un Teseo pronto a farli fuori. Le loro vittime vengono martellate e piallate per ridurre le loro capacità oppure stirate e affaticate per renderle – sempre e comunque – inoffensive. I Procuste tendono a circondarsi di persone spesso impreparate, remissive e accondiscendenti, per questo adeguate a questo tipo di capo, unite tra loro dalla paura del nemico e compatte nel difendere il territorio organizzativo.


Se il tuo capo ha queste caratteristiche, purtroppo hai solo due alternative. La prima è fuggire a gambe levate dalla locanda che dividi con lui prima che sia notte. La seconda è tentare la strada di Teseo.

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